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Review

Musica: CD Review – SPIRITO

La voce del soprano lettone è contemporaneamente antica e moderna: antica perché ha la saldezza, l’eguaglianza dei registri, la corposità dei centri e lo squillo degli acuti della vecchia scuola, moderna perché a queste basi, che le consentono di affrontare un repertorio la cui ampiezza potrebbe lasciare dubbiosi, abbina una cura certosina della differenziazione stilistica, un’ottima (ancorché non trascendentale) fluidità della coloratura e, più in genere, un’efficace capacità di differenziare i vari personaggi. (...) faccio fatica a trovare, fra le sue odierne colleghe, chi la possa superare.

CD: MARINA REBEKA «Spirito»

 

Febbraio 2019
Nicola Cattò

 

(arie da Norma, Il Pirata, Maria Stuarda, Anna Bolena, La Vestale) soprano Marina Rebeka Orchestra e Coro del Teatro Massimo di Palermo, direttore Jader Bignamini PRIMA CLASSIC PRIMA001 DDD 77:57 

Terzo recital discografico per Marina Rebeka (dopo quello mozartiano per Warner e quello rossiniano per BR Klassik), e primo interamente autoprodotto: scelta coraggiosa, ma premiata da una qualità che, ascolto dopo ascolto, appare sempre più evidente. La voce del soprano lettone è contemporaneamente antica e moderna: antica perché ha la saldezza, l’eguaglianza dei registri, la corposità dei centri e lo squillo degli acuti della vecchia scuola, moderna perché a queste basi, che le consentono di affrontare un repertorio la cui ampiezza potrebbe lasciare dubbiosi, abbina una cura certosina della differenziazione stilistica, un’ottima (ancorché non trascendentale) fluidità della coloratura e, più in genere, un’efficace capacità di differenziare i vari personaggi. Dell’ampio, impegnativo programma presentato, il personaggio che apre il disco è Norma, la cui aria di entrata appare squisitamente delineata, sia nella saldezza di un’emissione che non teme né i La ribattuti né la coloratura di grazie, sia nell’eloquenza di un fraseggio che è insieme tagliente e umano, sognante e imperioso. E se la tremenda cabaletta conosce qualche prudenza – la Rebeka non è, psicologicamente prima che vocalmente, un soprano di coloratura –, faccio fatica a trovare, fra le sue odierne colleghe, chi la possa superare. Il resto, poi, è addirittura strepitoso: una Maria Stuarda in cui la sofferenza della regina umiliata si stempera – more Caballe´ – in stille di canto sempre più rarefatto e luminoso, un’Anna Bolena cui la perfetta tecnica di sostegno del fiato conferisce morbidezza estenuata nel grande cantabile («Al dolce guidami») e incisività nella cabaletta, senza che si cerchino improbabili fantasmi callasiani. La modernità dell’approccio della Rebeka, poi, sta anche nell’inclusione di variazioni anche nei cantabili, sempre con ottimo gusto, e – naturalmente – nelle cabalette, coronate invariabilmente da sopracuti luminosissimi e dal corpo impensabile per i lirico-leggeri, che semmai potranno essere più spettacolari nei ghirigori vocali. Ma che la Rebeka sia un lirico puro lo prova anche l’inaspettato approccio alla spontiniana Vestale (ovviamente in francese), con le principali scene solistiche della parte di Giulia – «Ô des infortuné s », «Toi que j’implore… Sur cet autel sacré» e «Impitoyables Dieux», tutte dal secondo atto: e nell’equilibrio di compostezza e passione, la seconda fatta intravedere col filtro della prima, ascoltiamo esecuzioni che restano nella memoria, e che fanno sperare nella presa di ruolo da parte del soprano lettone. Di buon livello anche la cornice orchestrale (e corale), certamente per la qualità sonora dei complessi palermitani, raramente ascoltabili nella discografia, ma soprattutto perché Jader Bignamini conferma, una volta di più, la sua sensibilità per il canto, la capacita di sostenerlo e spronarlo: e la «precedente vita» come clarinettista di un’orchestra sinfonica come la Verdi sembra conferirgli quella capacità di gestire le ampie strutture che, nelle grandi scene donizettiane o nella difficile koiné linguistica spontiniana, è indispensabile.  

5 stars