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Review

MUSICA – REVIEW – RECITAL – TEATRO ALLA SCALA

Marina Rebeka (...) è formata evidentemente ad una scuola di canto squisitamente belcantistica: (...) un’emissione assolutamente perfetta, a suo agio nella coloratura barocca e proto-romantica come nell’opera verdiana e verista (...) smorzature, messe di voce, squillo di acuti e sovracuti (...) sono non solo perfetti tecnicamente in sé, ma soprattutto intesi con un preciso obiettivo espressivo.

“Netrebko-Rebeka: l’autunno dorato della Scala”

 

22 ottobre
Nicola Cattò

 

Recital di Marina Rebeka. Musiche di Verdi, Tosti, Respighi, Kjui, Ciaikovski, Rachmaninov. Pianoforte Giulio Zappa .
Proprio mentre le ombre più cupe si allungano su Milano, sulla Lombardia e sull’Europa tutta, la Scala reagisce con un atto di coraggio e di lungimiranza assieme proponendo un trittico di recital vocali assolutamente eccezionale, per prestigio dei nomi e qualità dei risultati artistici: Marina Rebeka, Anna Netrebko e (stasera) Jonas Kaufmann. (…) 

Marina Rebeka, che ho avuto l’onore di premiare, in qualità di Segretario Generale ICMA, all’inizio della seconda parte del suo recital scaligero (è stata la nostra artista dell’anno 2020) ha studiato lungamente in Italia e si è formata evidentemente ad una scuola di canto squisitamente belcantistica: la lunga militanza rossiniana ne ha forgiato quindi un’emissione assolutamente perfetta, a suo agio nella coloratura barocca e proto-romantica come nell’opera verdiana e verista. Ma il punto di vista è sempre quello della musicista rigorosa: smorzature, messe di voce, squillo di acuti e sovracuti (ha inciso anche le arie di Konstanze e della Regina della notte) sono non solo perfetti tecnicamente in sé, ma soprattutto intesi con un preciso obiettivo espressivo. Se la Netrebko incarna in maniera diretta, empatica, quasi ferina le passioni dei propri personaggi, la Rebeka antepone ad essi sempre il velo dell’elaborazione intellettuale, del preciso equilibrio delle passioni: non c’è, va da sé, una scelta più giusta, sono i gusti personali a stabilire una ipotetica graduatoria, e c’è solo da essere grati alla Scala di avere potuto godere di due artiste così grandi a 24 ore di distanza. 

Entrando poi nel dettaglio, Marina Rebeka — che si è avvalsa del supporto preziosissimo di Giulio Zappa, che ancora una volta si è dimostrato partner meraviglioso della voce — ha proposto alcune canzoni verdiane (che possiamo definire brutte senza incorrere nel delitto di lesa maestà) e un florilegio tostian-respighiano nella prima parte, con un perfetto equilibrio fra impeto della vocalità e delibazione liberty; nella seconda, invece, tutta russa, si è passato da Cesar Kjui, reso con gusto quasi neoclassico, alla scoperta sentimentalità di Ciaikovski e Rachmaninov, mai fatta cadere però nel sentimentalismo. E poi la carrellata incredibile di bis: a una Butterfly corretta ma poco singolare è seguita una stupefacente “Casta diva”, davvero memorabile nel liquido, onirico trascolorare dell’agilità di grazia, e quindi ancora il Bolero dei Vespri e l’aria di Wally. Pubblico, purtroppo, non folto ma giustamente giubilante. (…)

 

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