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Review

Norma / Teatro Verdi di Trieste (role debut)

Marina Rebeka ... undertook here her first Norma. It was a canny choice on the part of the Latvian soprano and the Trieste management equally ...

She looked and sounded in fine form, a strikingly regal heroine who throughout bore herself with true dramatic and musical authority. The voice, as more than one OPERA reviewer has noted, possesses a distinctively gem-like shine, particularly at the top, and clarity of emission. Here, as if marrying the virtues that have won her international acclaim in both Rossini and Verdi, it sailed through phrases of fast-moving agility and of meditative lyricism alike with a cleanliness and security that betokened already some degree of mastery; no less significant was the evidence of sufficient stamina enabling the soprano to crown the finale with both pathos and forcefulness of expression.

Il Discorso
Era l’evento più atteso della stagione e non ha deluso le aspettative. Il debutto di Marina Rebeka nella parte monstre di Norma va ben oltre il trionfo che il pubblico del Verdi di Trieste, solitamente tiepido e compassato, le ha tributato. Va oltre perché questa Norma non si ferma alla stupefacente bellezza del canto – bellezza che, beninteso, c’è e che in fondo è lecito aspettarsi da una cantante di tale prestigio – ma assume i tratti della grande incarnazione. Ne sarà lieto Peter Gelb, boss del Metropolitan, che l’ha chiamata ad inaugurare la stagione 2017.

La Rebeka ha innanzitutto le qualità tecniche necessarie per venire a capo di una parte tanto insidiosa e complessa (legato, volume, agilità, varietà d’accenti, temperamento, musicalità, morbidezza dell’emissione) e, merce preziosa, la capacità di servirsene per dar vita a un personaggio compiuto. Ciò che sorprende, trattandosi appunto di un debutto assolto, è l’estrema quadratura psicologica di questa Norma, l’ampio ventaglio degli affetti e la capacità di risolverli nel canto. Sin dall’entrata ogni frase è perfettamente dominata, non c’è passaggio che sembri mettere in difficoltà il soprano: i recitativi hanno la necessaria espressività e ricchezza di colori, i momenti di maggiore slancio melodico sono restituiti nel pieno rispetto della purezza della linea. Allo stesso modo lasciano il segno gli sfoghi che sollecitano la corda della drammaticità (impressionante il “Guerra, strage, sterminio!”).

La Gazzetta Giuliana
Della Norma andata in scena al Teatro Verdi il 29 gennaio scorso verrà ricordata senza dubbio l’intensità della performance di Marina Rebeka, il soprano lettone che nel ruolo della protagonista ha saputo interpretare con grande sensibilità la passionalità di Norma, sacerdotessa di Irminsul nelle Gallie ai tempi dell’occupazione romana.

Di Marina Rebeka già si sapeva della particolare affezione per quest’opera da lei mai interpretata prima, del proposito espresso a 13 anni al nonno che questo ruolo potesse essere un giorno suo, del timore per il naturale confronto con la Callas che proprio a Trieste cantò per la prima volta la Norma. Timori sciolti in un istante quando intonando il Casta Diva il soprano strappa al pubblico un lunghissimo applauso a scena aperta.

Dalle sue pagine online scriverà: “Trieste! Il mio cuore sta con te. Mi avete commosso! Mai avuto così lunghi applausi, mai avuto cosi tanti fiori buttati sul palcoscenico sotto i miei piedi e mai avuto così tanto amore dalla sala. Grazie dal cuore! Vostra Norma”.

La classica nota
Ieri questa specie di incantesimo si è compiuto, grazie a Norma, a una compagnia artistica equilibrata e soprattutto per la presenza di una straordinaria Marina Rebeka (qui un’intervista che le feci un paio di anni fa), che si è resa protagonista della migliore performance artistica degli ultimi anni al Teatro Verdi di Trieste. Dopo Casta diva e relativa cabaletta Ah bello a me ritorna il solitamente compassato e gelido pubblico delle prime si è sciolto in un lunghissimo applauso (richieste di bis comprese) e alla fine dell’opera era tutto in piedi per tributare il meritato trionfo al soprano.